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Poker: liquidità condivisa

Esperta in Comunicazione Web
10 Marzo 2020
Poker e liquiditá condivisa

Uno dei temi sui quali si è dibattuto di più, specialmente negli ultimi cinque anni, è quello relativo alla possibilità di applicare la cosiddetta liquidità condivisa. In particolare, si è parlato di questo provvedimento relativamente al poker online, ma sarebbe stata inevitabile una inclusione di tutte le altre discipline per il gioco da remoto, come ad esempio i casino online. In ogni caso, almeno per quanto riguarda l’Italia, questa possibilità – sulla carta davvero molto gradevole – è sfumata ormai quasi del tutto.

In particolare, il 2017 sembrava essere l’anno buono in cui riuscire a sviluppare questa grande occasione per il mercato italiano, che da un po’ di tempo era quasi diventato saturo soprattutto nel poker online. Tuttavia, gli ultimi tre anni hanno forse dato il colpo di grazie definitivo alla possibilità di unirsi con altre nazioni facenti parte dell’Unione Europea. E alla fine, come purtroppo è spesso accaduto con altre implementazioni che riguardano il gaming online nel nostro Paese, non si è mosso più nulla.

Ma andiamo a ripercorrere le tappe di questo provvedimento, partendo proprio dal 2017 e dalla speranza di allargare i nostri orizzonti gioco, e anche sul piano dell’economia nazionale e del settore del poker.

La vana speranza

Si è iniziato a parlare di liquidità condivisa in termini più concreti nel già menzionato 2017. Tre anni fa il Governo italiano, grazie al forte supporto delle autorità competenti, ha cercato un legame con altre realtà europee per allearsi e creare una rete sempre più forte ed estesa sul piano del gaming online, in particolare per il poker. E allora ecco che erano apparsi alcuni legami, sulla carta molto forti, per prepararsi a dare il via a una vera e propria rivoluzione a carattere comunitario per il poker.

Le prime nazioni che si erano mosse insieme all’Italia sono state la Spagna, la Francia e il Portogallo. Ma ben presto se ne sarebbero aggiunte altre, prima di subire anche loro dei bruschi rallentamenti in tal senso. Ad esempio, la Gran Bretagna, uno dei mercati più floridi per il poker e per il gioco in generale, che soprattutto a causa del recente provvedimento riguardante la Brexit ha chiaramente tirato i remi in barca, causando anche non pochi problemi agli operatori nel gioco da remoto e fisico.

A fare impressione era stata la rapidità con cui alcuni Paesi hanno messo a punto il proprio regolamento da applicare anche per il mercato europeo. È il caso del Portogallo, che nel giro di pochi mesi ha messo per iscritto le regole da seguire, si è aggregato al gruppo di nazioni di cui sopra (ovvero quello composto da Italia, Francia e Spagna) e ha già emesso anche le prime licenze per consentire ai propri conterranei di giocare in qualsiasi parte d’Europa senza più limitazioni.

L’Italia frena

Ma se Paesi come il Portogallo hanno dato una netta accelerata, l’Italia ha fatto ancora una volta il passo del gambero, cioè andando all’indietro anziché mantenere la rotta inizialmente intrapresa. Il Governo, sempre nel 2017 che sembrava essere l’anno della svolta e ha invece dato l’ennesima delusione ai giocatori online, ha rallentato in maniera vistosa, fino a frenare del tutto con l’inizio del 2018, quando la liquidità condivisa è diventata prima un argomento marginale e poi è del tutto scomparsa dalle agende di Governo.

Con l’avvento del primo Governo Conte, quello guidato da Movimento 5 Stelle e Lega, la situazione del gioco online è definitivamente crollata a causa dell’applicazione di alcune norme nel Decreto Dignità. Il divieto di fare pubblicità a poker, scommesse e altri giochi considerati d’azzardo ha messo in seria difficoltà il mercato del gioco, tanto che si è pensato che da un momento all’altro tutto il movimento potesse avere una seria implosione. Tutto ciò è stato scongiurato dall’unico ingrediente messo a disposizione dagli italiani, ovvero la passione per il gioco in tutte le sue forme.

E in questo momento in cui l’Italia versa in una situazione economica tutt’altro che florida, tornare a parlare di liquidità condivisa potrebbe essere una valida opzione. Legarsi con altri Paesi dell’Unione Europea ed espandere la propria presenza nel territorio comunitario sul piano del gioco potrebbe portare benefici. Ovviamente non solo a chi ci governa, ma anche ai giocatori stessi che potrebbero espandere il field in cui giocare e magari piazzare delle vincite importanti.

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